martedì 8 luglio 2008

I racconti del Bosco di Hern - La ninfa delle farfalle (II Parte)


...Era una Driade. Una ninfa abitatrice dei boschi. Si dice che quelle essenze di vita così straordinarie, passino quasi tutta la loro esistenza con gli alberi che le ospitano. Da un vicino cespuglio sbucarono due piccoli cerbiatti che si avvicinarono a lei senza alcun timore. Pochi saltelli per ritrovarsi davanti ai suoi piedi e poi giocare col suo lungo vestito. Lei si chinò, prese qualcosa dall'interno di un sacchetto che aveva in una mano e lo diede da mangiare ai suoi piccoli amici. "Perché... aver paura di colei che sa solo amare?", la sua voce risuonava di melodia suscitando benessere e serenità a chi aveva la fortuna di darle ascolto. "Loro sono più deboli ed indifesi di te, eppure si sono avvicinati. Sai... vivere qui non consente di conoscere l'odio e la cattiveria. Non sarei mai in grado di fare del male...". Quella voce così rassicurante gli fece allontanare tutte le paure. Così trovò il coraggio di mettersi in piedi ed avvicinarsi. Lentamente. Alla sua vista i due cuccioli si allontanarono spaventati lasciando i due giovani, così diversi fra di loro ma probabilmente così uguali, soltanto in compagnia delle farfalle che per nulla infastidite continuavano a danzare. "Ma... sei bellissima! Come ti chiami?", le chiese con tono di voce timido e spaventato. Lei allungò la mano per invitarlo ad aiutarla per rialzarsi. Era evidente che non ne aveva bisogno, ma era un modo per dargli più sicurezza. Sorrideva... "Come mi chiamo? Che cosa strana... Mai nessuno mi ha posto questa domanda. Noi driadi comunichiamo in modo diverso con il resto delle creature della natura, ci basta soltanto il pensiero per comprenderci. Parlare con gli umani si, ci è concesso. Ma solo con quelli nobili di animo, e tu lo sei. Ecco perché ho deciso di mostrarmi a te. In questi secoli della mia giovane esistenza, ho avuto non poche occasioni di parlare con umani, ma non ne sentivo l'esigenza. Con te invece è diverso, hai qualcosa di speciale nello spirito. Dal nostro incontro nascerà qualcosa di positivo, lo sento... Avere un nome. Il mio. Nessuno mai mi ha chiamata, dammelo tu un nome se credi che sia giusto averlo". Stringendo la sua esile mano, continuava a fissarla negli occhi. Era incantevole. Per lui, distogliere l'attenzione da quello sguardo sarebbe impossibile. Una bellezza così perfetta che neanche il miglior artista sarebbe stato in grado di dipingere o scolpire...

3 commenti:

Anonimo ha detto...

bellissiomo questo racconto mia cara Ellie dovresti pubblicarli baci carrie

Promethium ha detto...

ciao, qui ci sono altri tre miei racconti.

http://grande4.altervista.org/fantasy-racconti/index.html

Saluti

E L L I E ha detto...

Ciao Promethium, benvenuto nel mio blog...I tuoi racconti sono bellissimi...
Passa ancora a trovarmi :-)

Saluti anche a te.